La Guerra in Kurdistan

Canzoni di guerra e guerriglia

Kurdistan dicembre 2021

Il Kurdistan o Curdistan (in curdoKurdistan, “Paese dei curdi”) è un vasto altopiano situato nel Medio Oriente e più precisamente nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia.

Il Kurdistan è un vasto altopiano situato nella parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che include l’alto bacino dell’Eufrate e del Tigri, il lago di Van e il lago di Urmia e le catene dei monti Zagros e Tauro. Il clima è continentale rigido, le precipitazioni sono abbondanti e i terreni sono fertili per i cereali e l’allevamento.

Politicamente è diviso fra gli attuali stati di Turchia (nord ovest) , Iran (nord-est), Iraq (sud) e, in minor misura, Siria (sud-ovest) e Armenia (nord), anche se spesso quest’ultima zona è considerata facente parte del Kurdistan solo dai più ferrei nazionalisti. Al 2012 solo il Kurdistan iracheno ha una certa autonomia politica, come regione federale dell’Iraq, in seguito alla fine del regime di Saddam Hussein nel 2003. Anche il Kurdistan siriano ha acquisito autonomia politica di fatto dall’inizio della guerra civile siriana.

La questione territoriale curda risale almeno alla fine dell’Impero ottomano allorché esso, uscito sconfitto dalla Grande guerra, venne smembrato con il Trattato di Sèvres (1920), privato di tutti i territori arabi, della sovranità sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, e delle città di Adrianopoli e Smirne, assegnate alla Grecia, e ridotto a uno Stato nazionale turco nella sola Anatolia. Il trattato prevedeva inoltre, agli artt. 62 – 64, la possibilità per la minoranza curda di ottenere l’indipendenza in un proprio Stato nazionale, i cui confini sarebbero stati definiti da una commissione della Società delle Nazioni designata ad hoc. Il trattato fu ratificato da quattro firmatari per conto del Sultano Mehmet VI, ma a seguito della Guerra Turca d’Indipendenza (1920-1923) il comandante Mustafa Kemal Atatürk, “Padre dei turchi”, costrinse le ex potenze alleate a tornare al tavolo della negoziazione e a ratificare un nuovo Trattato a Losanna (1923), che cancellò ogni concessione alle minoranze curde e armene.

Il territorio dell’impero ottomano storicamente abitato dai curdi si trovò quindi diviso tra la nascente Repubblica turca di Atatürk, che negava la stessa esistenza di una forte minoranza curda all’interno del suo territorio, avviando una politica di assimilazione delle minoranze alla cultura turca, anche attraverso repressioni violente, e la monarchia araba d’Iraq, amministrata dal Regno Unito e anch’essa poco propensa a concedere alla minoranza curda (392.598 curdi su 2.857.077 abitanti del regno d’Iraq nel 1945, pari al 13,7% della popolazione) l’autonomia amministrativa che la stessa Società delle Nazioni aveva posto come condizione del mandato. Nel 1925 l’aviazione inglese bombardò diverse città e villaggi curdi che reclamavano l’indipendenza.

Dal 1931 a capo della rivolta curda si pose Mustafà Barzani, che un anno dopo venne catturato dal governo turco, mentre il regno d’Iraq con la dichiarazione del 1932 autorizzò l’uso ufficiale della lingua curda nelle province a maggioranza curda, nonostante l’opposizione interna degli arabi. Nello stesso anno Mustafà Barzani, tornato in libertà, riprese la lotta armata per l’indipendenza, ma nel 1935 fu costretto all’esilio a Sulaymaniyya. Nel 1943, fuggito dall’esilio, organizzò una nuova rivolta nella sua regione natale, Barzan, ma fu cacciato in Iran con i suoi 1000 combattenti dal governo iracheno che nel frattempo era giunto a patti con le altre tribù curde.

Aree abitate dai curdi nel 1992 secondo la CIA

https://it.wikipedia.org/wiki/Kurdistan

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