Succederà questo se li ascolterete

Fotografia: I resti di un piccolo bambino bosniaco musulmano, ucciso dai serbi con il proiettile indicato dalla freccia, ritrovati in una fossa comune scavata a Suha, nei pressi di Srebrenica, nel 1992. La fossa conteneva i corpi di trenta donne bosniache e di otto bambini, il più giovane dei quali di appena due anni. Foto: Fondazione Verità per Giustizia.
«La debolezza della storia è di essere volubile e poco affidabile, soggetta al trascorrere delle ideologie e delle mode: perché, altrimenti, cambierebbe tanto la versione dei fatti da un secolo all’altro? Il mito ha una forza lirica e una bellezza estetica di cui la storia è carente. Il mito rettifica la storia, è come se dicesse: può darsi che le cose non siano andate proprio così, ma è così che sarebbero dovute andare, è così che vogliamo ricordarle, e una disfatta eroica è più degna di memoria che una vittoria risicata. Il mito è per definizione tragico (…) e una tragedia degna di questo nome non può prescindere da un traditore, un eroe e una principessa innocente.
Settecento anni dopo, il popolo serbo continua a celebrare l’anniversario di Vidovdan il 28 giugno, giorno di San Vito, per commemorare l’antica battaglia che, per loro, segnò la fine di un’epoca d’oro di indipendenza e prosperità e l’inizio di un lungo e sofferto asservimento che durò cinque secoli. Lo ha lasciato scritto il grande poeta montenegrino, principe e arcivescovo, Petar Petrović Njegoš:
Il mare diverrà acqua dolce anzi
Che serbi e turchi vivano in pace.
Ingaggeremo una battaglia senza fine
Accadrà ciò che mai dovrebbe accadere.
Cresceranno fiori sulle tombe
Per le generazioni future…».
Clara Usón, «La figlia»




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