La Guerra Armenia-Azerbaijan


13 settembre 2022

Video rilasciato da Ministero della Difesa Armeno che mostra un grosso contingente di truppe azere avanzare a piedi sul territorio tenuto dagli armeni.

Dal video pare che gli uomini sparpagliati su un vasto terreno abbiano fallito il loro tentativo di avanzata in quel settore del fronte

Scontri tra Armenia e Azerbaigian: cessate il fuoco con la mediazione di Mosca

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan chiama il presidente russo Putin e chiede il sostegno del Cremlino. Il ruolo dietro le quinte di Erdogan

SAMARCANDA Faville dell’incendio ucraino hanno improvvisamente acceso un nuovo, pericolosissimo fronte di fuoco a Est del mar Nero: a mezzanotte tra lunedì e martedì la linea di confine tra Armenia e Azerbaijan si è accesa di traccianti seguiti dal boato delle esplosioni. Ci sono decine di morti: 49 armeni e un numero imprecisato di azeri, secondo le versioni dei relativi governi. Erevan e Baku, le due capitali, si accusano reciprocamente di avere acceso la miccia, e si difendono sostenendo di avere risposto a provocazioni.

Le accuse reciproche

Gli azeri hanno attaccato “alle 00.05 di martedì lanciando bombardamenti intensivi con artiglieria e armi di grosso calibro contro le postazioni militari delle città di Goris, Sotk e Jermuk”, dice il ministero della Difesa armeno. Hanno usato anche i micidiali droni turchi Bayraktar, con cui hanno abbattuto due postazioni missilistiche, ed Erevan denuncia “il tentativo di avanzare sul nostro territorio”.

“Alcune posizioni, rifugi e roccaforti azere nelle regioni di Dashkesan, Lachin e Kalbajar – replica la Difesa azera – sono state sottoposte a intenso fuoco dall’esercito armeno con armi di vario calibro, compresi i mortai”. La tensione è alle stelle, e i precedenti tra le due ex repubbliche sovietiche – radicalmente distanti per cultura, religione e alleati – sono drammatici. Un “cessate il fuoco” concordato in mattinata dopo una notte di scontri durissimi è stato più volte violato, ed è altissimo il rischio che la guerra riesploda con violenza.

Un conflitto che ha già fatto 40mila morti

Lo storico contenzioso tra armeni e azeri è un altro dei vulcani accesi che minacciano di allargare il conflitto internazionale. Il rischio non è solo che riesploda una guerra che si calcola sia costata più di 40mila morti dal 1992 a oggi, ma che inneschi una micidiale escalation: subito dopo aver parlato con Putin, il premier armeno Nikol Pashinyan ha chiesto formalmente a Mosca di far scattare il soccorso militare previsto dall’Organizzazione del Trattato di sicurezza collettiva, la “Nato” dei paesi legati alla Russia, e ha chiesto l’intervento del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

L’Iran, vicino di casa di entrambi, avverte che non consentirà “alcun cambiamento dei confini”. E la Turchia ribadisce con il ministro della Difesa Hulusi Akar che “è sempre stata dalla parte dei fratelli dell’Azerbaijan e continuerà a stare dalla loro parte per la loro giusta causa”, mentre il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu accusa l’Armenia di boicottare le trattative di pace con le sue “provocazioni”.

La sfida dietro le quinte tra Putin ed Erdogan

Mosca chiede di “dare prova di moderazione e rispettare un cessate il fuoco”, ma non è un caso che la violenza sia riesplosa proprio quando l’Armata russa è in difficoltà sul fronte ucraino. Dietro le scene di quest’altro storico pasticcio irrisolto ci sono ancora una volta Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan: la Russia, che vende armi e ha legami economici con entrambe le ex repubbliche sovietiche, dopo l’ultimo conflitto si è fatta garante di pace schierando un contingente secondo il solito copione, usando cioè un conflitto aperto come chiave per legittimare una presenza armata.

E la Turchia è lo sponsor, l’armeria e il suggeritore del governo azero che nel settembre del 2020 lanciò l’attacco riconquistando il terreno perso nella prima guerra del Nagorno Karabak, l’esplosiva enclave armena in territorio amministrativamente azero devastata dalla guerra e dalla pulizia etnica.

Il doppio gioco di Ankara

Difficile pensare che un attacco azero sia avvenuto senza l’avallo di Ankara, che pure è ufficialmente in primo piano per mediare la tregua tra Russia e Ucraina mentre compra armi dalla prima e vende i droni Bayraktar alla seconda. Nelle ultime settimane si erano moltiplicate le scaramucce e le accuse reciproche, e Baku sostiene di essere intervenuta proprio per far cessare le provocazioni: che sia vero o meno, lo ha fatto attaccando postazioni armene nei territori non contesi, sfruttando la contingenza favorevole per le difficoltà russe sul fronte militare ucraino e accendendo una pericolosa miccia nella polveriera.

Venerdì a Samarcanda Putin e Erdogan discuteranno anche di questa crisi, e degli sforzi per riportare la pace tra Armenia e Azerbaigian a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco).

Paolo Brera per la Repubblica

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